L’essere umano da bambino vive una tappa molto speciale della sua vita perché richiede tanto amore, comprensione, calore familiare e grande attenzione dai genitori: tutte cose che contribuiscono al suo sviluppo. I bambini non hanno chiesto di venire al mondo, non hanno scelto i loro genitori. Ho saputo, infatti, di alcuni casi di bambini di strada che si sono sentiti colpevole di esistere.
Il problema, però siamo noi, gli adulti, in modo particolare quelli che non sanno assumersi una responsabilità condivisa. Per tutto il tempo in cui ho lavorato come educatore in diverse Casa Famiglia – col sistema di porte aperte per dare alloggio a bambini e adolescenti di strada - ho sentito grande necessità di aiutarli nella loro difficile condizione e nelle precarie circostanze in cui vivono, cosicché possano accettare volontariamente un cambio di vita.
Inoltre mi sono trovato di fronte alla triste realtà che le famiglie da cui provengono alcuni da questi bambini sono costituite solo dalle madri, le uniche responsabili dal punto di vista affettivo ed economico. Sono loro, infatti, che si assume l’incarico famigliare, trasformandosi in padre e madre insieme.
Il nostro compito, come educatori di strada, è dimostrare a questi bambini, soprattutto con le nostri azioni, che non tutti gli adulti sono uguali. E’ inoltre nostro dovere aiutarli a capire che hanno una famiglia a cui appartengono e che, nonostante tutto, deve amare, rispettare i loro genitori cosi come sono, cosa che non è facile da assimilare ma non impossibile.
Ritengo importante segnalare anche che, nel lavoro di rieducazione, partecipano specialisti e professionisti qualificati come: psicologi, assistenti sociali, pedagoghi, medici, avvocati, che a loro volta possono contare sull’appoggio di personale volontario che contribuisce al conseguimento di cambiamenti importanti e sostanziali nella vita dei bambini.
Sono stato educatore di strada, seguendo questa popolazione infantile, per più di dieci anni della mia vita, sacrificando la mia professione come comunicatore sociale, la mia famiglia anche la mia vita personale.
Durante questo periodo ho compreso che i ragazzi avevano deciso di percorrere della strada la loro casa, il loro nido famigliare, abbandonando i loro genitori, soprattutto per problemi di violenza domestica, abusi e maltrattamento fisico e verbale.
Provate a pensare anche solo per alcuni istanti quello che questi bambini hanno vissuto in età tenerissima. Per loro esiste soltanto l’immagine dell’adulto che abusa, che maltratta, che può essere anche un genitore, un patrigno, una matrigna o qualsiasi altra persona vicina e di fiducia.
Allora caro lettore, immagina quanti storie di vita ho potuto conoscere in tutto questo tempo; ho pianto, ho riso e qualche volta mi sono arrabbiato con i miei ragazzi, però alla fine siamo diventati buoni amici. Talvolta qualcuno mi ha chiamato addirittura “papà” e non posso negare che perfino oggi, quando ricordo, mi sento un nodo in gola.
Si dice comunemente: “I bambini crescono”. E’ una grande verità; un giorno questi ragazzi diventeranno uomini e donne con diritti, doveri e responsabilità da compiere e formeranno la proprie famiglie. Allora se offriremo loro amore unito a buoni valori, apprenderà atteggiamenti e comportamenti positivi che li aiuteranno per tutta la vita, perché “il bambino di oggi sarà l’uomo di domani” e questo concetto noi molti volte lo dimentichiamo.
In una dell’istituzione dove ho lavorato, un poster diceva: “Il bambino impara tutto quello che riceve dal mondo degli adulti, da noi dipende farlo vivere come un bambino o farlo crescere senza saper quello che è stato”.
A noi, come società civile, non resta che dare loro una spalla in appoggio e proiettarci verso un futuro migliore cosicché essi riescano a vivere il periodo dell’infanzia in modo adeguato.
Vorrei precisare che il presente libro non è frutto di una creazione immaginaria dell’autore; qui si riportano testimonianze di vita reale condivisa con questi bambini, oltre che mettere in luce i “VALORI UMANI”, che considero di grande importanza.
Infatti, gli eventi che riporto sono tratti dalla mia esperienza mia di lavoro con quattro istituzioni che si occupano di bambini e adolescenti di strada e una breve esperienza con bimbi lavoratori (NAT’s), del Movimento Nazionale dei Ragazzi Lavoratori Organizzati del Perù (MNNATSOP).
Vorrei inoltre precisare che con questa mia opera non solo tratto di ciò che ho fatto o di come l’ho fatto. Non pretendo soltanto di condividere con voi la metodologia che ho applicato a suo tempo, ma anche cerco di presentare la dura realtà in cui mi sono imbattuto: essere umani emarginati, maltrattati, umiliati, con un futuro incerto, senza un destino chiaro, con una vita insensata, violenti, aggressivi, e con una bassa autostima. Una situazione così difficile vissuta in un’età tanto tenera che mi pareva impossibile: non potevo crederci, ma nonostante tutto ho scommesso su di loro.
Quando ripenso alla mia infanzia serena, ringrazio Dio per tutto ciò che mi ha dato e per l’amore dei miei amati genitori e fratelli. Provo molta tristezza per quello che questi ragazzi non hanno potuto avere, però almeno ho la soddisfazione personale di avere tentato di fare qualcosa per loro, di aver scommesso su di loro, tentando di migliorare la qualità della loro vita e di portare un po’ di allegria almeno per qualche istante. Ho scoperto inoltre che tutti loro, senza distinzione, sono importanti perché creature di Dio come noi e che, nonostante tutto, in fondo al loro cuore maltrattato, resta sempre un poco di amore.
Qualche volta per comprendere i bambini dobbiamo trasformarci noi stessi in bambini. Nel Vangelo di Matteo 18:3,Gesù dice chiaramente: “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete in alcun modo nel regno dei cieli”. Questo concetto d’innocenza infantile è rinforzato da S. Paolo nella Lettera ai Corinzi 14:20, in cui, riferendosi alla malizia, invita ad essere puri di pensiero e di azioni. Pertanto, in certe occasioni, lasciavo venire a galla e manifestavo il bambino che vive dentro di me: è per questo che sono riuscito ad arrivare a loro con la stessa fiducia con cui loro si sono avvicinate a me.
Perciò, cari lettori, dopo averci pensato a lungo ho deciso di scrivere la mia esperienza di vita ed è mio desiderio potere condividere con voi questa splendida avventura che porterò per sempre nella mente e nel profondo del mio cuore. Non so se ho fatto molto o poco per loro, però almeno ho provato a cambiare in qualche modo le loro vite bistrattate.
Wilder Bermudez